Il lettore dentro

Dicembre 10, 2007

Pensare al lettore, mettersi nei suoi panni: certo, non è facile. Del resto a scuola non ce lo hanno insegnato. Scrivevamo il tema (o il saggio breve, l’articolo, eccetera) per il professore. Ma i professori non sono lettori modello: vogliono sapere solo quello che già sanno.

Ricordarsi del lettore è anche ricordarsi un po’ di se stessi. Noi scriviamo perché sappiamo leggere, e sappiamo parlare perché ascoltiamo. Siamo prima di tutto dei lettori.

Ma occorre fare un passo oltre: leggere come se non avessimo scritto noi. Lo scrittore sa qualcosa in più del lettore: se vuole immedesimarsi in chi legge deve immaginare di non sapere. Deve liberarsi delle proprie conoscenze e delle proprie opinioni: trovarsi ignari di fronte al proprio testo.

Non credo che non esista un algoritmo in grado di calcolare le risposte a uno scritto. Bisogna piuttosto sviluppare una sensibilità speciale, un istinto del lettore. Che è anche più divertente, no?

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