L’obiettivo è chi legge
Dicembre 10, 2007
Chi legge è l’obiettivo del nostro scrivere. È lui che determina non solo la forma, ma anche il contenuto del messaggio. Spesso poi dobbiamo prepararci ad accogliere ugualmente visitatori di passaggio e chi rimarrà fino all’ultima parola. E fare il possibile perché ognuno se ne vada con qualcosa in più di quando è arrivato.
Proviamo a immaginare il lettore: chi sarà mai? Da dove viene? Cos’ha fatto, cos’ha conosciuto nella sua vita prima di incontrare il nostro scritto? Cosa farà del nostro testo? Insomma: cosa vuole da noi? E soprattutto, cosa vogliamo noi da lui?
Pensiamolo presente, con i suoi moti facciali, le sue perplessità e i suoi interventi. Ci servono anche la sua ironia e soprattutto le sue obiezioni. Sarà convinto da quello che diciamo? O non glie la diamo a bere?
Non è un monologo
Eppure spesso scriviamo come se stessimo parlando a noi stessi. Nelle email dimentichiamo di presentarci agli sconosciuti e facciamo allusioni che il lettore non può cogliere. E, visto che l’altro non può intervenire, tiriamo dritto seguendo le nostre idee senza curarci dei suoi tempi e delle sue esigenze. Oppure pretendiamo di farci capire con un linguaggio da telegramma, come se ci facessero pagare le singole parole.
Con le “nuove tecnologie” molti hanno ripreso a scrivere ma pochi sanno dosare le informazioni. Ovvero piegare i nostri pensieri al ritmo di un dialogo. Immaginario, sì, ma solo finché lo scritto non giunge a destinazione.
Allora tra le nostre parole si inseriscono i commenti del lettore, ciò che noi diciamo viene portato alle sue conseguenze, interpretato e valutato.

