Non si scrive soltanto

Gennaio 22, 2008

Scrivere non è soltanto scrivere: bisogna aver fatto, visto, conosciuto qualcosa prima di far scorrere le parole. Perché la scrittura è un universo-specchio, ha bisogno di costellazioni, non ha luce propria.

Lo sapeva bene quell’angelo di Kafka (proprio così, anche se il suo nome in ceco significa: cornacchia), che nei suoi Diari annotava:

La non autonomia dello scrivere, il suo dipendere dalla cameriera che accende la stufa, dal gatto che vi si riscalda, anche dal povero vecchio che vi si riscalda. Tutte queste sono operazioni autonome, che obbediscono a una loro legge, soltanto lo scrivere è inerme, non abita in se stesso, è divertimento e disperazione.

Divertimento e disperazione: due vecchie conoscenze di chi scrive ogni giorno. Perché la scrittura è tirarsi fuori dal giro delle azioni e delle cose, guardarle da fuori con occhi speciali, più aguzzi. Non farne parte, anche solo per un attimo.

Ma che sollievo quando stacchiamo gli occhi dallo schermo, torniamo a toccarle di nuovo, essere riaccolti.

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Una Risposta a “Non si scrive soltanto”

  1. Kinsy Dice:

    Sante parole!

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