Snodi di parole

Gennaio 30, 2008

Quando avevo un comune cellulare e mi arrivava un sms, bastava premere un tasto per leggerlo. Ora che ho uno smarthphone, il tasto messaggi a volte mi conduce alle email, devo cambiare cartella o account, tornare indietro alla pagina iniziale e rientrare… cos’è il progresso?

Il progresso è trovare la via più diretta e immediata. Se siete fumatori e prima di fare qualcosa vi accendete una sigaretta, provate per una volta a farla e basta. Provate la differenza.

Se state scrivendo

si propone di offrire

provate con

offre

Invece della

domanda inerente a

la

domanda di

le

potenzialità derivanti dall’introduzione di nuove tecnologie

sono

le potenzialità delle nuove tecnologie

Eliminiamo gli snodi, le perifrasi inutili, gli astrattismi, gli assolutamente sì realtivi a, tutta la burocrazia verbale che ci fa scrivere (e parlare) non più come libri stampati, ma come dei 740. E ci allontana sempre di più dalla vita reale.

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5 Risposte a “Snodi di parole”

  1. Giuseppe Dice:

    Che dire: la via più breve è sempre preferibile ma, purtroppo, solo per chi la percorre.
    Chi scrive per gli altri, a volte, deve fare i conti con chi legge e con colui per cui scrive. E sei lì: tra l’incudine ed il martello. Puoi provare a spiegare una volta, puoi insistere e riprovarci. Una, due volte ma, poi, non ti resta che cedere ai paroloni, alle contorsioni ad effetto che, sembrano piacere ancora tanto.

  2. Francesco Dice:

    Caro Giuseppe,

    sono d’accordo che esistano anche registri, sfumature, toni diversi a seconda dei contesti. Non si può scrivere un rapporto tecnico come una email a un amico.

    So anche per esperienza personale che in alcuni ambienti la nebulosità di forme (e contenuti) è ancora considerata un sintomo di competenza. Il corporatese serve soprattutto per non farsi capire al di fuori della propria cerchia. Però…

    Però, se scriviamo per il pubblico, farsi capire non è un optional, ma un dovere. Io credo che la chiarezza sia molto più incisiva di mille contorsioni verbali ed è molto più ad effetto di mille paroloni.

    Ovvio che può fare anche paura, e dobbiamo a volte lottare per imporla. Ma per fortuna il più delle volte si impone da sé.

    Grazie della tua visita e torna presto!

  3. Giuseppe Dice:

    Esatto.
    Che resta? Oltre insistere, ben poco. A meno che non vogliamo cominciare a segnalare le brutture che anche una sola frase può conservare, del tipo: “…….dove non sono ancora consolidati i fattori che consentono il virtuoso innescarsi della crescita autopropulsiva”.

    Evviva la politica che si fa capire!

  4. Francesco Dice:

    Ma nell’amministrazione pubblica la chiarezza si può imporre. Lo dimostra il lavoro del prof. Cortelazzo di cui ho parlato qualche post fa.

    E poi il web sta aiutando molto, perché qui le contorsioni si ritorcono contro il mittente.

    E’ sempre più evidente che la differenza è tra farsi leggere e non farsi leggere affatto. Uno poi può scegliere la seconda via, ma a suo rischio e pericolo…

  5. toppe Dice:

    Immersa nella retorica da critici letterari, concordo pienamente con lo spirito del post. E non vedo contraddizione tra lo scriver chiaro e il fare i conti con chi legge: anzi, proprio per farsi leggere serve la chiarezza.
    (Poi nel mio blog posso strippare ermeticamente se mi va, ma lì non serve che tutti capiscano.)

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