Scrivere con millepiedi
Marzo 17, 2008
Una lettrice/lettore mi fa notare che se prima non si insegna la teoria della scrittura è inutile far aprire un blog a ogni studente. Premesso che all’università la teoria e la pratica della scrittura (almeno l’ABC!) dovrebbe essere già acquisita, non mi sento in sintonia con questo modo di pensare, che pure ha il suo perché.
Da occidentali, siamo abituati a pensare il percorso teoria–> pratica a senso unico e a volte senza biglietto di ritorno. Anni di “pratica” di yoga mi hanno però portato a pensarla diversamente. Prima si fa, solo dopo si capisce. Perché dovrei spiegarti qualcosa che non hai ancora provato? Per dare man forte alla tua imaginazione, che creerà aspettative senza fondamento, che potrebbero inquinare un’esperienza altrimenti libera da pregiudizi?
E’ lo stesso motivo per cui l’omeopata non spiega al paziente cosa sta facendo: perché le sue aspettative non interagiscano con la cura.
Scrivere è una pratica, in quanto tale è un’arte. Ma anche i dizionari hanno perso e sbiadito il significato di questa parola. E’ una ginnastica che collega la mente con le mani, tra cui non c’è una vera interruzione, ma un tratto continuo sempre più sottile. Prima di farsi troppe domande, meglio pedalare.
Anni fa, ho voluto iniziare la mia tesi di laurea con un apologo taoista che mi sembra calzare alla perfezione. Il millepiedi procedeva tranquillo per la sua strada, finché un rospo non gli chiese scherzo: “In che ordine articoli le tue gambe?”. Il millepiedi cominciò allora ad arrovellarsi a tal punto che cadde in un fossato senza sapere più come camminare.
Tags: istruzione, università

Marzo 18, 2008 a 10:08 am
Non sono completamente d’accordo: la pratica da sola non e’ sufficiente per poter ottenere un buon risultato finale. Semplificando, se nessuno ti avesse detto con quali regole si mettono insieme le lettere dell’alfabeto e avessi dovuto fare tutto da solo, imparare a scrivere sarebbe stato un lavoro faticoso oltre che molto lungo.
Marzo 18, 2008 a 3:33 pm
ciao franscesco
sono d’accordo con te !
“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco” antico proverbio cinese
ciao
r
Aprile 5, 2008 a 8:57 pm
Dice Velvety: “la pratica da sola non e’ sufficiente per poter ottenere un buon risultato finale.”
Vero, ma a me non sembra che Francesco intenda la pratica da sola. Mi pare che lui pensi ad integrare pratica e conoscenza: “Da occidentali, siamo abituati a pensare il percorso teoria–> pratica a senso unico e a volte senza biglietto di ritorno.” Da questa frase capisco che la strada “teoria-pratica” può essere a doppio senso, l’una integra l’altra. E il “Biglietto di ritorno” è proprio il saper tornare con umiltà alla teoria anche quando si è fatta molta pratica.
Aprile 27, 2008 a 6:05 pm
Perfettamente d’accordo con Riccardo!