Archivio per il 'farsi capire'Categoria
Febbraio 19, 2008
Nei titoli non andrebbe mai il punto, soprattutto alla fine. Ma la scrittura non è matematica: rompere la regola una volta tanto può dare uno scossone al lettore e fargli leggere anche regolamenti noiosi come la normativa sulla privacy.
Come in questa pagina di Google in cui mi sono imbattuto ieri, dove un titolo in rosso con due punti fermi mi ha inchiodato allo schermo.

Ovviamente la soluzione funziona nell’estrema pulizia e leggerezza di Google.
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Tags: punteggiatura, punto, regolamenti, titoli
Gennaio 28, 2008

A Milano i cartelli Ecopass spuntano come funghi. Soprattuto fuori della ZTL (Zona Traffico Limitato). E non intendo i manifesti cartacei (sì, anche quelli), ma cartelli in lamiera come quello nella foto qui a fianco. Segnaletica verticale.
Qual è il problema? Un cartello è piantato nel suolo, in un luogo preciso. Qualsiasi sia il suo messaggio, è sottointeso: qui, da qui o fin qui. Segnalare a lettere capitali una limitazione al di fuori - anche molto - di quella zona è fuorviante.
Certo, nella parte inferiore si precisa “in centro città”. Ma la piramide rovesciata vale anche in questo caso: alla guida, quanto tempo abbiamo per leggere oltre la testa di un cartello già troppo denso?
A voler essere maligno (ma non lo sono): vista la formula “se entri oggi, paghi entro domani”, quanti ignari forestieri si precipiteranno a corrispondere la somma dell’ingresso credendo di essere stati colti in fallo?
In realtà, le porte Ecopass sono annunciate da un cartello molto più modesto (qui a lato), affiancato indicazioni supplementari. Come a dire: prendetivi il vostro tempo. Alla fine, per andare sul sicuro, guardate le telecamere puntate: sono almeno quattro-cinque, minacciosissime. Linguaggio universale.
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Tags: ergonomia, istruzioni, piramide rovesciata
Gennaio 25, 2008
Quando si rivolgono al pubblico, spesso le aziende parlano arabo. Quando parlano tra loro - tanto ci capiamo! - è un cruciverba senza schema: ogni frase è una labirintica definizione da cui bisogna dedurre una parola sola. Da inserire liberamente nel quadro da destra a sinistra o da sinistra a destra.
Come in questo fax, che non è uno scherzo dei soliti ignoti, ma arriva dall’ufficio acquisti di un’azienda “leader” nella produzione di impianti a gas, con filiali in tutto il mondo.
L’autore avrebbe potuto potuto essere lapidario, ad esempio così:
Gentile Fornitore
dal prossimo 1 febbraio invieremo i nostri ordini di acquisto via email e non più per fax. Le chiedo quindi di inviare il suo indirizzo di posta elettronica alle nostre collaboratrici, se possibile entro il 25 Gennaio.
Ma un foglio A4 è grande, meglio non sprecarlo per poche righe. E allora via con questo capolavoro di diplomazia e mediazione. Come lavarsene le mani? Usate l’impersonale (è decisione) invece dell’io. Staccate le azioni da chi si presume le compia (sono a decidere invece di decido). Alla fine anche i verbi si dissoceranno dai legittimi soggetti (appuratene) e i pronomi dai loro referenti (che ne autorizzerò l’invio).
Che la crisi italiana passi anche dall’incapacità di farsi capire? O viceversa? Non so se mi sono capito.
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Tags: aziende, corporatese, leggibilità
Gennaio 23, 2008
Michele A. Cortelazzo, professore ordinario dell’università di Padova, da dieci anni lavora alla semplificazione del
linguaggio amministrativo. Ha un sito dedicato all’area di Padova e comuni limitrofi con esempi di riscritture e un elenco di 30 regole per scrivere testi amministrativi chiari.
Si parla di leggibilità, attenzione per il destinatario, linguaggio diretto e concreto. Tutte indicazioni che diremmo quasi naturali, ammessa la buona volontà di farsi capire.
Rimane il mistero del perché, una ragione antropologica che spinga a scrivere “documento di viaggio da obliterare” invece di “biglietto da timbrare”, un filo rosso che colleghi i linguaggi segreti delle corporazioni medievali con… il “conferimento dei rifiuti”?
Ho già esperesso il mio parere: corazzarsi di parole significa inciampare nell’azione. “È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo” scriveva Kafka negli Aforismi di Zürau: questo valga per tutti. Gettiamo l’armatura, non temiamo la trasparenza.
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Tags: corporatese, leggibilità
Gennaio 17, 2008

Un cinghiale vi sta caricando e non sapete quante pallottole avete in canna. Cosa fate? Sparate in aria un paio di colpi per vedere se il fucile funziona?
Non per mettervi ansia, ma quando scrivete una email pensate al cestino che si avvicina al trotto. Come il facocero, è felice di fare a pezzi il frutto della vostra fatica e, se potesse, anche voi stessi. Non sprecate i colpi. Dite subito cosa volete. Centrate il bersaglio: per farlo, non dovete nemmeno esercitarvi al poligono di tiro.
Ma io credo nell’omeopatia. Credo che per curare un male ci voglia un male simile. Per questo l’email omeopatica di oggi arriva da una ditta ignota, come il milite. Ignota perché, nel bla bla adulatorio della presentazione si dimentica proprio di presentarsi.
Riassumo i punti principali:
- Manca il nome dell’azienda, il pay-off (ovvero: cosa fa?), e il link al suo sito internet
- L’oggetto recita genericamente “collaborazione” quando vorremmo sapere cosa ci vuole vendere
- Nel corpo del testo non c’è nemmeno una parola-chiave che riconduca al settore produttivo
- La sintassi traballante potrebbe far pensare alla solita truffa (ma l’azienda esiste veramente: ho rintracciato il sito dal dominio dell’email)
- Ancora una volta il gergo da corso (per corrispondenza?) di formazione aziendale ci fa sospettare che nemmeno il mittente sappia cosa vuole dire.
Dopo un attacco suicida come questo, cosa aspettarsi dai due allegati? … Antrace?
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Tags: corporatese, email, leggibilità, sintassi
Gennaio 15, 2008
Si sa, nelle prime righe ti giochi tutto. A volte fin dall’oggetto. E’ la piramide rovesciata: prima mi dici la notizia (chi? cosa?), poi scendi nei dettagli. Se manca la base, addio lettore: la tua email finisce direttamente nel cestino.
Si sa, perché è normale irritarsi se qualcuno tarda ad arrivare al dunque (chiiii? che cooosa?). Ma chissà perché, quando siamo noi alla tastiera, le nebbie dell’oblio ci avvolgono. E allora fiumi, fiumi di parole come le acque di Lete. Tanto è gratis, no?
No, il tempo non è gratis. Anche se tu, caro addetto all’ufficio stampa della TNT (ah, ecco!), forse vieni pagato lo stesso, comunque lo impieghi. Ma voglio darti un consiglio. Fanne tesoro per il tuo futuro, almeno per te stesso: non far leggere agli altri quello che non leggeresti tu.
Buon lavoro.
PS: per chi non l’avesse ancora cliccata, ho inaugurato la nuova pagina Non farsi leggere: archivio di esempi negativi con una email di un noto corriere ai suoi clienti.
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Tags: corporatese, email, piramide rovesciata
Gennaio 15, 2008
Ecco il proclama di inizio anno della TNT Traco ai clienti (leggilo, se riesci). La prolissità dell’attacco basta già a guadagnarsi il cestino. Perché tanti (e poco sentiti) complimenti? Ma il testo è un vero e proprio campionario corporatese, ovvero brutte parole per addetti ai lavori che andrebbero bandite in pubblico. Un paio di esempi. Anzi, tre:
proattivo: non sapevo cosa volesse dire e da una rapida ricerca nemmeno il De Mauro.
“una serie di iniziative strategiche, frutto di importanti investimenti sul fronte della qualità”… perché non “nuovi servizi”?
“implementazione di nuovi processi operativi”… idem come sopra.
Il gergo è utile per intendersi tra colleghi. Quando inizi a parlarlo anche con i tuoi clienti diventa una cosa poco pulita. Linguaggio della mala.
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Tags: corporatese, email
Gennaio 9, 2008

Viste le recenti cronache, è sacrosanto un bel post sull’uso del congiuntivo. Per farlo, abbiamo bisogno di una tronista e un corteggiatore:
Il corteggiatore: Forse ti chiedi chi io penso che tu sei
La tronista: Già, dimmelo, chi pensi che io sono?”
(Conversazione captata da Amici di Maria de Filippi)
Il congiuntivo apre una finestrella sul possibile: quel che ti dico adesso è un’ipotesi (chi io penso che tu sia), non una radiografia (chi io penso che tu sei). Chi evita il congiuntivo azzarda opinioni spacciandole per dati di fatto.
Ma non solo. Se dico “chi io penso che tu sei” prendo in considerazione solo il mio punto di vista, il giudizio perentorio su te. Se dico “chi io penso che tu sia” lascio uno spiraglio al punto di vista di chi ascolta. Provare per credere.
Guida al congiuntivo
L’errore più ricorrente, secondo la mia esperienza, è nel periodo ipotetico. Attenzione: il condizionale non è congiuntivo!
Se io farei facessi
E’ OBBLIGATORIO
- Dopo le congiunzioni sebbene, purché, nel caso che, e simili.
- Dopo espressioni impersonali che evidenziano uno scopo o una eventualità: è necessario che, può darsi che, e simili
- Dopo i verbi che esprimono un desiderio o una volontà: augurarsi, sperare, e simili
- Dopo qualunque e chiunque quando esprimano un’idea di possibilità
PUÒ ESSERE USATO IN ALTERNATIVA ALL’INDICATIVO
- Dopo le espressioni è bene, è utile, ecc. + che se si vuole fornire una sfumatura di possibilità
- Nelle interrogative indirette (Mi domando se va/vada bene) e nelle comparative (Sei arrivato più tardi di quanto temevo/temessi).
- Dopo verbi di opinione come credere, sembrare, pensare ecc.
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Tags: congiuntivo, grammatica, verbo
Gennaio 6, 2008

Non mi sbilancio sull’efficacia dell’iniziativa. Però il sito sull’Ecopass del comune di Milano mi sembra niente male.
La pagina è leggera e fa dimenticare le code snervanti ai tanti semafori, che passano dal giallo al rosso in un batter d’ali. Nuvole come il bucato, un cielo terso come non si vedrà mai all’interno delle mura, che sa di pulito, auto a gpl e aria frizzante nei polmoni. E’ lo stesso colore ripreso nei grassetti delle parole-chiave.
La home riserva un’accoglienza senza falsa cortesia: chi-cosa-dove-quando-come senza giri di parole, quasi ti leggessero nel pensiero. Scorciatoie per calcolare la classe di inquinamento della propria auto e per i moduli di richiesta. Relegate nelle pagine secondarie i pistolotti sul “piano d’intervento per la mobilità sostenibile, la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini”.
Si dimentica quasi che l’iniziativa sia riservata in realtà a un fazzoletto di terra, non certo protetto da una campana di vetro dalla bolgia circostante. Dove tutto sarà come ogni giorno.
Però ogni tanto ritorno su quelle pagine, a lavarmi anche solo la coscienza. E quasi mi convinco: a fare l’Ecopass proprio no. A prendere la metro, piuttosto.
PS: ovviamente ciò non significa che il sito funzioni anche tecnicamente. Infatti, è andato in tilt già nei primi giorni. Con internet, quanti bei sogni a occhi aperti!
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Tags: ergonomia, istruzioni, usabilità
Dicembre 20, 2007
COS’È quella cosa che accomuna tutti gli attrezzi e senza la quale sarebbero inservibili?
La risposta è: il manico! Ogni attrezzo ha un’impugnatura, e la sua ergonomia ne determina l’efficacia (o usabilità) pratica. Il manico non solo ci permette di afferrarlo, ma anche di fare forza sullo strumento.
Ora, deponiamo la metafora. Le istruzioni per l’uso sono un attrezzo a tutti gli effetti. Rispetto a un qualsiasi strumento manuale non cambia molto: dobbiamo impugnarlo. Ma come e da dove si afferra un testo? Leggiamo ad esempio questo brano, tratto dal retro di un biglietto ferroviario a fascia chilometrica:
La contemporanea timbratura di due biglietti consente di effettuare un viaggio per un numero di chilometri non superiore alla somma di quelli indicati sui biglietti stessi, con una percorrenza massima di 200 km.
Italiano corretto, soggetto-verbo-oggetto, però… il burocratese fatica a perdere l’abitudine di offrire al lettore il coltello dalla parte della lama.
Chi è il protagonista di questo avviso? La Contemporanea Timbratura. E’ un nome astratto che indica un’azione. C’è bisogno di qualche passaggio per afferrarlo. Lo stesso vale per la percorrenza.
Perché allora non usare i verbi corrispondenti, come sarebbe più semplice? Il verbo non è sedentario e noioso come il nome, ha un soggetto e magari un complemento oggetto, è un po’ come raccontare una storia con i suoi personaggi. Insomma: è facile immedesimarsi in ciò che racconta. Proviamo:
Se timbri due biglietti contemporaneamente, puoi percorrere la somma dei chilometri indicati su ciascuno, con un limite di 200 km.
Ecco, dunque, il manico: scrivere il testo in una forma più immediata e vicina a come lo comprenderà il lettore. Il soggetto è l’impugnatura grazie alla quale il lettore potrà impadronirsi e maneggiarne il contenuto. Da questo punto in poi, si declina ogni responsabilità.
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Tags: biglietti del treno, ergonomia, istruzioni, usabilità, verbo