Il congiuntivo
Gennaio 9, 2008
Viste le recenti cronache, è sacrosanto un bel post sull’uso del congiuntivo. Per farlo, abbiamo bisogno di una tronista e un corteggiatore:
Il corteggiatore: Forse ti chiedi chi io penso che tu sei
La tronista: Già, dimmelo, chi pensi che io sono?”
(Conversazione captata da Amici di Maria de Filippi)
Il congiuntivo apre una finestrella sul possibile: quel che ti dico adesso è un’ipotesi (chi io penso che tu sia), non una radiografia (chi io penso che tu sei). Chi evita il congiuntivo azzarda opinioni spacciandole per dati di fatto.
Ma non solo. Se dico “chi io penso che tu sei” prendo in considerazione solo il mio punto di vista, il giudizio perentorio su te. Se dico “chi io penso che tu sia” lascio uno spiraglio al punto di vista di chi ascolta. Provare per credere.
Guida al congiuntivo
L’errore più ricorrente, secondo la mia esperienza, è nel periodo ipotetico. Attenzione: il condizionale non è congiuntivo!
Se io
fareifacessi
E’ OBBLIGATORIO
- Dopo le congiunzioni sebbene, purché, nel caso che, e simili.
- Dopo espressioni impersonali che evidenziano uno scopo o una eventualità: è necessario che, può darsi che, e simili
- Dopo i verbi che esprimono un desiderio o una volontà: augurarsi, sperare, e simili
- Dopo qualunque e chiunque quando esprimano un’idea di possibilità
PUÒ ESSERE USATO IN ALTERNATIVA ALL’INDICATIVO
- Dopo le espressioni è bene, è utile, ecc. + che se si vuole fornire una sfumatura di possibilità
- Nelle interrogative indirette (Mi domando se va/vada bene) e nelle comparative (Sei arrivato più tardi di quanto temevo/temessi).
- Dopo verbi di opinione come credere, sembrare, pensare ecc.

COS’È quella cosa che accomuna tutti gli attrezzi e senza la quale sarebbero inservibili?
Le idee convivono gomito a gomito nello stesso istante, ma le parole escono una alla volta: per dire qualcosa di sensato dobbiamo sbrogliare una matassa che può essere molto ingarbugliata. Dire una cosa per volta. Figuriamoci poi quando scriviamo una email o il post di un blog (ovvero: come parlare a qualcuno che spesso non ti ascolta nemmeno).
Scrivere è indicare una strada. Dobbiamo aiutare il lettore a raggiungere la meta che gli indichiamo. Non sempre però conosciamo il punto di partenza: spesso dobbiamo pensare a un percorso che serva per molte persone di diverse provenienze.Ma in realtà non è molto importante sapere dov’è il lettore. Cerchiamo piuttosto di capire dove può arrivare con le proprie forze. Raggiungere una città in auto o in treno non è difficile: basta un orario dei treni o un atlante stradale.
Il lettore non ci sente parlare, né viene aiutato dai gesti che utilizziamo per spiegarci. Vede soltanto delle parole distribuite su di una superficie. Da queste, se tutto va bene, risale a quello che volevamo dire.
