Sant’Antonio e le sue catene
Febbraio 3, 2008Alimentare catene di sant’Antonio via email è stupido, oltre che ingenuo e rischioso. Chi crede ancora a bambine
leucemiche a cui AOL offre 30 centesimi per ogni mail inoltrata farebbe meglio a leggere qui. E lo stesso discorso vale per la lebbra e tutti gli altri mali, curabili o inguaribili, digitali o biologici (il nuovo tumore al seno! il virus della torcia olimpica!), per i marescialli della guardia di finanza e per le ragazze morenti sul ciglio della strada.
Le stesse storie girano ormai da decenni in rete. Dovremmo saperle riconoscere, no? Tutte le richieste di diffusione, le promesse di guadagni, le raccolte di fondi tramite l’inoltro indiscriminato di email sono bufale, bufale bufale.
Non fatevi manipolare le emozioni. Le richieste di aiuto hanno altre vie per raggiungere le persone. Se non vi interessa infrangere la netiquette, almeno non fate la figura dei fessi.
Non ne avrei parlato, ma purtroppo molte persone (anche insospettabili) ci cascano. Perché inviare a un amico una mail che ti augura di finire sotto un treno, la morte del fidanzato, il cimurro al cane se non la invii anche tu ad altre ignare vittime? Perché?
Quando avevo un comune cellulare e mi arrivava un sms, bastava premere un tasto per leggerlo. Ora che ho uno smarthphone, il tasto messaggi a volte mi conduce alle email, devo cambiare cartella o account, tornare indietro alla pagina iniziale e rientrare… cos’è il progresso?
Quando si rivolgono al pubblico, spesso le aziende parlano arabo. Quando parlano tra loro - tanto ci capiamo! - è un cruciverba senza schema: ogni frase è una labirintica definizione da cui bisogna dedurre una parola sola. Da inserire liberamente nel quadro da destra a sinistra o da sinistra a destra.
linguaggio amministrativo. Ha
Rimane il mistero del perché, una ragione antropologica che spinga a scrivere “documento di viaggio da obliterare” invece di “biglietto da timbrare”, un filo rosso che colleghi i linguaggi segreti delle
Scrivere non è soltanto scrivere: bisogna aver fatto, visto, conosciuto qualcosa prima di far scorrere le parole. Perché la scrittura è un universo-specchio, ha bisogno di costellazioni, non ha luce propria.
Ma quanti inchini, quante reverenze, quante maiuscole affettate appuntiscono gli scritti di lavoro:
Se un’idea vi sorvola la mente, non datela in pasto al palmare ma acciuffatela con carta e penna.
Si sa, nelle prime righe ti giochi tutto. A volte fin dall’oggetto. E’ la piramide rovesciata: prima mi dici la notizia (chi? cosa?), poi scendi nei dettagli. Se manca la base, addio lettore: la tua email finisce direttamente nel cestino.