Di tutto un pò
Dicembre 18, 2007
Ovvero dei monosillabi. Un po’ si scrive proprio così, con l’apostrofo, perché è il troncamento di poco. Per lo stesso motivo vogliono l’apostrofo anche gli imperativi fa‘ (fai), va‘ (vai), di‘ (dici).
Il software T9 del mio cellulare (un Samsung di fascia alta), compone automaticamente pò, fà, và, dì. Da notare che solo l’ultima di queste parole esiste in italiano. Ogni tentativo di rieducazione del software si è rivelato finora inutile.
Accenti e apostrofi sui monosillabi non sono un abbellimento come le palline di natale che in questo periodo infestano le case: basta un segnetto sopra o accanto alla lettera e si ottiene una parola diversa. Vediamo di fare un po’ di ordine.
L’accento
Nella grafia dell’italiano, un monosillabo ha l’accento se ne esiste un altro che si scrive allo stesso modo, ma è atono. Ecco un elenco di coppie omografe:
che (cong. o pron. relativo) / ché (abbreviazione di perché) da (prep.) / dà (verbo dare) di (prep.) / dì (= “giorno”, nome) e (cong.) / è (verbo essere) la (art. o pron.) / là (avverbio di luogo) li (pron.) / lì (avv.) ne (pron.) / né (cong.) se (cong.) / sé (pron.) si (pron.) / sì (avv.) te (pron.) / tè (nome)
Non hanno invece mai l’accento le parole: do, fa, fu, me, mi, no, qua, re, sa, so, sta, sto, su, tre.
