Posts Tagged ‘corporatese’

Scomunicazione interaziendale

Gennaio 25, 2008

Quando si rivolgono al pubblico, spesso le aziende parlano arabo. Quando parlano tra loro - tanto ci capiamo! - è un cruciverba senza schema: ogni frase è una labirintica definizione da cui bisogna dedurre una parola sola. Da inserire liberamente nel quadro da destra a sinistra o da sinistra a destra.

Come in questo fax, che non è uno scherzo dei soliti ignoti, ma arriva dall’ufficio acquisti di un’azienda “leader” nella produzione di impianti a gas, con filiali in tutto il mondo.

L’autore avrebbe potuto potuto essere lapidario, ad esempio così:

Gentile Fornitore

dal prossimo 1 febbraio invieremo i nostri ordini di acquisto via email e non più per fax. Le chiedo quindi di inviare il suo indirizzo di posta elettronica alle nostre collaboratrici, se possibile entro il 25 Gennaio.

Ma un foglio A4 è grande, meglio non sprecarlo per poche righe. E allora via con questo capolavoro di diplomazia e mediazione. Come lavarsene le mani? Usate l’impersonale (è decisione) invece dell’io. Staccate le azioni da chi si presume le compia (sono a decidere invece di decido). Alla fine anche i verbi si dissoceranno dai legittimi soggetti (appuratene) e i pronomi dai loro referenti (che ne autorizzerò l’invio).

Che la crisi italiana passi anche dall’incapacità di farsi capire? O viceversa? Non so se mi sono capito.

Il burocratese domato?

Gennaio 23, 2008

Michele A. Cortelazzo, professore ordinario dell’università di Padova, da dieci anni lavora alla semplificazione del linguaggio amministrativo. Ha un sito dedicato all’area di Padova e comuni limitrofi con esempi di riscritture e un elenco di 30 regole per scrivere testi amministrativi chiari.

Si parla di leggibilità, attenzione per il destinatario, linguaggio diretto e concreto. Tutte indicazioni che diremmo quasi naturali, ammessa la buona volontà di farsi capire.

Rimane il mistero del perché, una ragione antropologica che spinga a scrivere “documento di viaggio da obliterare” invece di “biglietto da timbrare”, un filo rosso che colleghi i linguaggi segreti delle corporazioni medievali con… il “conferimento dei rifiuti”?

Ho già esperesso il mio parere: corazzarsi di parole significa inciampare nell’azione. “È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo” scriveva Kafka negli Aforismi di Zürau: questo valga per tutti. Gettiamo l’armatura, non temiamo la trasparenza.

Come farsi cestinare una email, 2

Gennaio 17, 2008

Un cinghiale vi sta caricando e non sapete quante pallottole avete in canna. Cosa fate? Sparate in aria un paio di colpi per vedere se il fucile funziona?

Non per mettervi ansia, ma quando scrivete una email pensate al cestino che si avvicina al trotto. Come il facocero, è felice di fare a pezzi il frutto della vostra fatica e, se potesse, anche voi stessi. Non sprecate i colpi. Dite subito cosa volete. Centrate il bersaglio: per farlo, non dovete nemmeno esercitarvi al poligono di tiro.

Ma io credo nell’omeopatia. Credo che per curare un male ci voglia un male simile. Per questo l’email omeopatica di oggi arriva da una ditta ignota, come il milite. Ignota perché, nel bla bla adulatorio della presentazione si dimentica proprio di presentarsi.

Riassumo i punti principali:

  • Manca il nome dell’azienda, il pay-off (ovvero: cosa fa?), e il link al suo sito internet
  • L’oggetto recita genericamente “collaborazione” quando vorremmo sapere cosa ci vuole vendere
  • Nel corpo del testo non c’è nemmeno una parola-chiave che riconduca al settore produttivo
  • La sintassi traballante potrebbe far pensare alla solita truffa (ma l’azienda esiste veramente: ho rintracciato il sito dal dominio dell’email)
  • Ancora una volta il gergo da corso (per corrispondenza?) di formazione aziendale ci fa sospettare che nemmeno il mittente sappia cosa vuole dire.

Dopo un attacco suicida come questo, cosa aspettarsi dai due allegati? … Antrace?

Come farsi cestinare una email

Gennaio 15, 2008

Si sa, nelle prime righe ti giochi tutto. A volte fin dall’oggetto. E’ la piramide rovesciata: prima mi dici la notizia (chi? cosa?), poi scendi nei dettagli. Se manca la base, addio lettore: la tua email finisce direttamente nel cestino.

Si sa, perché è normale irritarsi se qualcuno tarda ad arrivare al dunque (chiiii? che cooosa?). Ma chissà perché, quando siamo noi alla tastiera, le nebbie dell’oblio ci avvolgono. E allora fiumi, fiumi di parole come le acque di Lete. Tanto è gratis, no?

No, il tempo non è gratis. Anche se tu, caro addetto all’ufficio stampa della TNT (ah, ecco!), forse vieni pagato lo stesso, comunque lo impieghi. Ma voglio darti un consiglio. Fanne tesoro per il tuo futuro, almeno per te stesso: non far leggere agli altri quello che non leggeresti tu.

Buon lavoro.

PS: per chi non l’avesse ancora cliccata, ho inaugurato la nuova pagina Non farsi leggere: archivio di esempi negativi con una email di un noto corriere ai suoi clienti.

Il corriere che non arriva mai (al dunque)

Gennaio 15, 2008

Ecco il proclama di inizio anno della TNT Traco ai clienti (leggilo, se riesci). La prolissità dell’attacco basta già a guadagnarsi il cestino. Perché tanti (e poco sentiti) complimenti? Ma il testo è un vero e proprio campionario corporatese, ovvero brutte parole per addetti ai lavori che andrebbero bandite in pubblico. Un paio di esempi. Anzi, tre:

  • proattivo: non sapevo cosa volesse dire e da una rapida ricerca nemmeno il De Mauro.
  • “una serie di iniziative strategiche, frutto di importanti investimenti sul fronte della qualità”… perché non “nuovi servizi”?
  • implementazione di nuovi processi operativi”… idem come sopra.
  • Il gergo è utile per intendersi tra colleghi. Quando inizi a parlarlo anche con i tuoi clienti diventa una cosa poco pulita. Linguaggio della mala.