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Cielo igiene e superficie

Gennaio 11, 2008

Avete fatto caso a come Battiato pronuncia il “cielo”?

Il c-i-elo è primordialmente puro…

Ovviamente si tratta di una genuina e simpatica inflessione sicula. Però in italiano la i che sta in cielo in realtà non si pronuncia.

E’ una lettera fantasma, così come in igiene, superficie e in cieco, e non c’è davvero nessuna differenza tra la pronuncia di cielo e celo (nascondo), cieco e ceco (abitante della Rep. Ceca). Quella i è il residuato di vecchie convenzioni non più in voga, ma si è conservata fino ad oggi. (Ecco la spiegazione dell’Accademia).

Be’? Perche quelle facce? Tutti teniamo qualche pezza, qualche abito aldilà dello stretto necessario. La lingua fa lo stesso, quella scritta soprattutto.

Tuttavia quella i può giocare brutti scherzi. Una spiegazione esauriente è un’impresa ardua e improbabile. Vediamo come evitare gli errori più comuni. Tornerò sull’argomento sicuramente (e sono bene accetti gli interventi dei lettori!).

I nomi in -gia/-cia

Nelle parole che finiscono in cia/gia la i serve a distingure dal suono “velare” o duro di ga/ca. Se c/g è preceduta da vocale, la i si conserva anche al la e del plurale:

ciliegia/ciliegie acacia /acacie camicia/camicie (occhio però a camicetta)

Se c/g è doppia o preceduta da un’altra consonante, la i scompare al plurale:

spiaggia/spiagge pioggia/piogge treccia/trecce freccia/frecce frangia/frange arancia/arance lancia/lance pancia/pance