Le idee convivono gomito a gomito nello stesso istante, ma le parole escono una alla volta: per dire qualcosa di sensato dobbiamo sbrogliare una matassa che può essere molto ingarbugliata. Dire una cosa per volta. Figuriamoci poi quando scriviamo una email o il post di un blog (ovvero: come parlare a qualcuno che spesso non ti ascolta nemmeno).
E’ bene non confidare mai troppo nel grado di attenzione (e di pazienza) del lettore. Soprattutto quando siamo al lavoro. Le nostre doti oratorie potrebbero non essere apprezzate.
Ecco dunque un decalogo di sintassi scorrevole. Per la carità, non siamo dogmatici: si tratta di indicazioni di massima, buone abitudini da prendere, non regole ferree.
1. Una frase, un pensiero
2. Il soggetto vicino al verbo
3. Soggetto + Verbo + Oggetto, gli altri complementi dopo
4. I complementi del nome vicino al nome
5. Preferite l’attivo al passivo
6. Evitate le negazioni inutili (Non è improbabile che non sia assente= è probabile che sia presente, no?)
7. Non cambiate il soggetto nella stessa frase.
8. Frase principale in cima e dopo le subordinate.
9. A proposito di subordinate: poche. Meglio un punto e cominciare un’altra frase.
10. Incisi brevi (e solo quando servono)
Per quanto riguarda il punto 5, segnalo il “contrordine” di Luisa Carrada per l’uso del passivo nei titoli sul web (che anticipa la parola-chiave nella frase).
Piccolo gioco
Veniamo ai fatti. Il testo che segue si trovava, fino a qualche anno fa, sul retro dei biglietti ferroviari (che oggi rimanda direttamente alle labirintiche condizioni di trasporto sul sito Trenitalia). E’ da sempre un cult nelle mie lezioni di scrittura. Piccolo gioco: quante delle regole sopracitate infrange? Ma soprattutto: cosa vuole dire?
I biglietti, salvo il caso in cui la validità è indicata espressamente e in cui è prevista la contestuale assegnazione del posto, possono essere utilizzati entro le 24 ore del giorno antecedente quello corrispondente del secondo mese successivo.