Posts Tagged ‘pensieri e parole’

Snodi di parole

Gennaio 30, 2008

Quando avevo un comune cellulare e mi arrivava un sms, bastava premere un tasto per leggerlo. Ora che ho uno smarthphone, il tasto messaggi a volte mi conduce alle email, devo cambiare cartella o account, tornare indietro alla pagina iniziale e rientrare… cos’è il progresso?

Il progresso è trovare la via più diretta e immediata. Se siete fumatori e prima di fare qualcosa vi accendete una sigaretta, provate per una volta a farla e basta. Provate la differenza.

Se state scrivendo

si propone di offrire

provate con

offre

Invece della

domanda inerente a

la

domanda di

le

potenzialità derivanti dall’introduzione di nuove tecnologie

sono

le potenzialità delle nuove tecnologie

Eliminiamo gli snodi, le perifrasi inutili, gli astrattismi, gli assolutamente sì realtivi a, tutta la burocrazia verbale che ci fa scrivere (e parlare) non più come libri stampati, ma come dei 740. E ci allontana sempre di più dalla vita reale.

Non si scrive soltanto

Gennaio 22, 2008

Scrivere non è soltanto scrivere: bisogna aver fatto, visto, conosciuto qualcosa prima di far scorrere le parole. Perché la scrittura è un universo-specchio, ha bisogno di costellazioni, non ha luce propria.

Lo sapeva bene quell’angelo di Kafka (proprio così, anche se il suo nome in ceco significa: cornacchia), che nei suoi Diari annotava:

La non autonomia dello scrivere, il suo dipendere dalla cameriera che accende la stufa, dal gatto che vi si riscalda, anche dal povero vecchio che vi si riscalda. Tutte queste sono operazioni autonome, che obbediscono a una loro legge, soltanto lo scrivere è inerme, non abita in se stesso, è divertimento e disperazione.

Divertimento e disperazione: due vecchie conoscenze di chi scrive ogni giorno. Perché la scrittura è tirarsi fuori dal giro delle azioni e delle cose, guardarle da fuori con occhi speciali, più aguzzi. Non farne parte, anche solo per un attimo.

Ma che sollievo quando stacchiamo gli occhi dallo schermo, torniamo a toccarle di nuovo, essere riaccolti.

Pensieri vs parole: la sintassi (con un gioco)

Dicembre 19, 2007

Le idee convivono gomito a gomito nello stesso istante, ma le parole escono una alla volta: per dire qualcosa di sensato dobbiamo sbrogliare una matassa che può essere molto ingarbugliata. Dire una cosa per volta. Figuriamoci poi quando scriviamo una email o il post di un blog (ovvero: come parlare a qualcuno che spesso non ti ascolta nemmeno).

E’ bene non confidare mai troppo nel grado di attenzione (e di pazienza) del lettore. Soprattutto quando siamo al lavoro. Le nostre doti oratorie potrebbero non essere apprezzate.

Ecco dunque un decalogo di sintassi scorrevole. Per la carità, non siamo dogmatici: si tratta di indicazioni di massima, buone abitudini da prendere, non regole ferree.

1. Una frase, un pensiero
2. Il soggetto vicino al verbo
3. Soggetto + Verbo + Oggetto, gli altri complementi dopo
4. I complementi del nome vicino al nome
5. Preferite l’attivo al passivo
6. Evitate le negazioni inutili (Non è improbabile che non sia assente= è probabile che sia presente, no?)
7. Non cambiate il soggetto nella stessa frase.
8. Frase principale in cima e dopo le subordinate.
9. A proposito di subordinate: poche. Meglio un punto e cominciare un’altra frase.
10. Incisi brevi (e solo quando servono)

Per quanto riguarda il punto 5, segnalo il “contrordine” di Luisa Carrada per l’uso del passivo nei titoli sul web (che anticipa la parola-chiave nella frase).

Piccolo gioco

Veniamo ai fatti. Il testo che segue si trovava, fino a qualche anno fa, sul retro dei biglietti ferroviari (che oggi rimanda direttamente alle labirintiche condizioni di trasporto sul sito Trenitalia). E’ da sempre un cult nelle mie lezioni di scrittura. Piccolo gioco: quante delle regole sopracitate infrange? Ma soprattutto: cosa vuole dire?

I biglietti, salvo il caso in cui la validità è indicata espressamente e in cui è prevista la contestuale assegnazione del posto, possono essere utilizzati entro le 24 ore del giorno antecedente quello corrispondente del secondo mese successivo.