Questione di tatto
Gennaio 18, 2008
Se un’idea vi sorvola la mente, non datela in pasto al palmare ma acciuffatela con carta e penna.
Il triangolo mano-biro-carta è chiuso all’errore. Non puoi correggere all’infinito e senza macchie come a video. Cancelli, strappi il foglio, devi riscrivere da capo. L’errore - nella scrittura e nella vita - è indispensabile per crescere. Ma a una condizione: che si debba pagare, anche solo simbolicamente. Se sbagliare è gratis, cosa imparerò mai?
Trovarsi di fronte a una pagina bianca, bianca per davvero, è salutare come una scampagnata. La biro che oscilla nella mano è più fertile di presagi che il pendolino del radioestesista. Se non lo fate da tempo, provate: le idee pioveranno a catinelle. Perché le idee non si creano, ma accadono.
Niente a che vedere con le tangenziali congestionate dei nostri schermi: notifiche, messaggi del sistema, antivirus, allerte, google news, messenger, email… la pagina bianca elettronica non esiste.
Certo, gran bella cosa la rete, il web 2.0. Lo dico senza ironia. Ma la vera sfida dei prossimi anni non sarà connettersi. Verranno anche in capo al mondo ad attaccarvi la sempre più impalpabile spina. La vera conquista sarà ritagliarsi dei momenti in cui chiamarsi fuori, e toccare qualcosa. Qualcosa di concreto, come un pezzo di carta, un dito d’inchiostro, una tasca a soffietto. Non quei simulacri da video che chiamiamo icone.
Perché è solo uscendone che possiamo guardare in faccia ciò che stiamo facendo. Questo insegna la pratica della scrittura. Questo non dovremmo dimenticare.

