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Come farsi cestinare una email, 2

Gennaio 17, 2008

Un cinghiale vi sta caricando e non sapete quante pallottole avete in canna. Cosa fate? Sparate in aria un paio di colpi per vedere se il fucile funziona?

Non per mettervi ansia, ma quando scrivete una email pensate al cestino che si avvicina al trotto. Come il facocero, è felice di fare a pezzi il frutto della vostra fatica e, se potesse, anche voi stessi. Non sprecate i colpi. Dite subito cosa volete. Centrate il bersaglio: per farlo, non dovete nemmeno esercitarvi al poligono di tiro.

Ma io credo nell’omeopatia. Credo che per curare un male ci voglia un male simile. Per questo l’email omeopatica di oggi arriva da una ditta ignota, come il milite. Ignota perché, nel bla bla adulatorio della presentazione si dimentica proprio di presentarsi.

Riassumo i punti principali:

  • Manca il nome dell’azienda, il pay-off (ovvero: cosa fa?), e il link al suo sito internet
  • L’oggetto recita genericamente “collaborazione” quando vorremmo sapere cosa ci vuole vendere
  • Nel corpo del testo non c’è nemmeno una parola-chiave che riconduca al settore produttivo
  • La sintassi traballante potrebbe far pensare alla solita truffa (ma l’azienda esiste veramente: ho rintracciato il sito dal dominio dell’email)
  • Ancora una volta il gergo da corso (per corrispondenza?) di formazione aziendale ci fa sospettare che nemmeno il mittente sappia cosa vuole dire.

Dopo un attacco suicida come questo, cosa aspettarsi dai due allegati? … Antrace?

Pensieri vs parole: la sintassi (con un gioco)

Dicembre 19, 2007

Le idee convivono gomito a gomito nello stesso istante, ma le parole escono una alla volta: per dire qualcosa di sensato dobbiamo sbrogliare una matassa che può essere molto ingarbugliata. Dire una cosa per volta. Figuriamoci poi quando scriviamo una email o il post di un blog (ovvero: come parlare a qualcuno che spesso non ti ascolta nemmeno).

E’ bene non confidare mai troppo nel grado di attenzione (e di pazienza) del lettore. Soprattutto quando siamo al lavoro. Le nostre doti oratorie potrebbero non essere apprezzate.

Ecco dunque un decalogo di sintassi scorrevole. Per la carità, non siamo dogmatici: si tratta di indicazioni di massima, buone abitudini da prendere, non regole ferree.

1. Una frase, un pensiero
2. Il soggetto vicino al verbo
3. Soggetto + Verbo + Oggetto, gli altri complementi dopo
4. I complementi del nome vicino al nome
5. Preferite l’attivo al passivo
6. Evitate le negazioni inutili (Non è improbabile che non sia assente= è probabile che sia presente, no?)
7. Non cambiate il soggetto nella stessa frase.
8. Frase principale in cima e dopo le subordinate.
9. A proposito di subordinate: poche. Meglio un punto e cominciare un’altra frase.
10. Incisi brevi (e solo quando servono)

Per quanto riguarda il punto 5, segnalo il “contrordine” di Luisa Carrada per l’uso del passivo nei titoli sul web (che anticipa la parola-chiave nella frase).

Piccolo gioco

Veniamo ai fatti. Il testo che segue si trovava, fino a qualche anno fa, sul retro dei biglietti ferroviari (che oggi rimanda direttamente alle labirintiche condizioni di trasporto sul sito Trenitalia). E’ da sempre un cult nelle mie lezioni di scrittura. Piccolo gioco: quante delle regole sopracitate infrange? Ma soprattutto: cosa vuole dire?

I biglietti, salvo il caso in cui la validità è indicata espressamente e in cui è prevista la contestuale assegnazione del posto, possono essere utilizzati entro le 24 ore del giorno antecedente quello corrispondente del secondo mese successivo.